#14 – Ombrello

Mi dici spesso di prendere l’ombrello prima di uscire, perché hai visto le previsioni e sai che alle quattro del pomeriggio pioverà. Io do un’occhiata fuori dalla finestra, vedo un cielo azzurro su cui dorme qualche nuvola e decido che non me lo porterò dietro nemmeno stavolta. Ti ho spiegato che non è una questione di ottimismo, so bene che anche la giornata migliore, d’estate, può trasformarsi in alluvione in pochi secondi. Penso che sia piuttosto il fatto che, semplicemente, al meteo non ci penso quasi mai, per distrazione, quella stessa distrazione quotidiana che ti fa sorvolare sullo scioglimento dei ghiacciai, la scomparsa di alcune specie animali, il surriscaldamento globale. La sveglia, al mattino, suona lo stesso, che piova o ci sia il sole. Come non ho soluzione alcuna per un sacco di catastrofi mondiali, così non ho l’ombrello in borsa. Che c’entra, mi dici. E invece c’entra, perché quella stessa distrazione è quella che fa scorrere tutto in avanti, che mi fa pensare che, sole o pioggia, bene o male, alcune emozioni bisogna comunque sentirle, alcune verità dirle, alcune azioni farle. A volte, se sono fortunata, qualcuno affianco a me, più previdente, apre l’ombrello e mi fa stare sotto. È quella, forse, la vera soluzione a pioggia e male: che non tutti abbiano un ombrello, ma che tutti possano lo stesso ripararsi.

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