Ciao Frida

Il 25 novembre, pochi giorni fa, si celebrava la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Per questo, oggi mi faccio guidare da un’altra donna che non sono io per scrivere questo articolo. Non per raccontare una storia di violenza, affatto, ma anzi per portare l’esempio della sua vita, perché la risposta alla violenza cieca è sempre uno sguardo sulla vita, tenere duro con gli occhi, guardare avanti.
La donna che ho scelto è Frida Kahlo (Città del Messico, 1907-1954). Premetto che io di arte capisco poco niente. Mi piace quella contemporanea, se non altro perché ci sono meno crocifissi e donne velate. Soggetti più accattivanti, ecco. Come tutti quelli che non se ne intendono ma si sentono in colpa, vado a vedere le mostre. Un’estate torrida di tre anni fa sono stata a Roma, dove ce n’era una interamente dedicata a Frida. La curiosità mista alla necessità dell’aria condizionata mi hanno portata dentro e così mi sono innamorata della sua storia artistica e personale, forse più la seconda.

Frida è stata una donna dalla forza e dalla bellezza uniche al mondo. Scoprì la sua arte nel dolore, quando un grave incidente a 18 anni la costrinse all’immobilità per moltissimo tempo. Dipinse a letto molti autoritratti, in ognuno dei quali v’era molto di più del disegno del suo viso. C’era il suo mondo. Quello dentro, fatto di colori e forme ben migliori del reale.
Si innamorò del suo maestro, Diego Rivera. Ebbero un amore tormentato, bistrattato da tradimenti, passioni, gelosie. Durò tutta la vita, e fu grande e anticonvenzionale.

Quando penso a Frida penso all’immensità della diversità. Guardo la foto della cartolina che ho acquistato al museo a Roma, l’ho appesa alla parete della mia stanza, e mi domando quanto deve essere stato difficile essere così diversa dalle altre. Chissà se lei immaginava che la sua storia sarebbe diventata, appunto, una storia, o se viveva senza pensare alla Frida icona del femminile che sarebbe comparsa in libri di storia di vario genere. Mi piace pensare che se ne fregasse. Altrimenti, le sue opere avrebbero perso l’originalità. Quando cominci a domandarti come ti vedono gli altri, cosa racconterebbero di te, come ti farebbero “storia”, diventa difficile pensare di muovere un passo con la naturalezza istintuale che è la vita.

Lo sguardo della cartolina è inimitabile, non ce ne sarà mai uno come il suo. C’è dentro quel sacrificio di darsi, ogni volta, totalmente: all’arte, alla politica, a Diego. Vorrei chiederle molte cose. Potessi parlarle, le domanderei perché l’amore deve essere per forza uno svuotarsi e riempirsi, freneticamente, come una cascata o una falda che rompe il terreno. Le domanderei se ha mai pensato “non ce la faccio”, cosa significa combattere, se sia meglio una vita breve ma intensa oppure lunga e serena, se si pente di qualcosa. E poi le chiederei qual è il suo colore preferito. Credo che mi direbbe di piantarla di vestirmi di nero. O forse no, magari invece sarebbe l’unica a capire che anche il nero è un colore.

Due fonti interessanti per conoscere Frida Kahlo:
breve documentario della RAI
biografia nell’Enciclopedia delle donne

 

 

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