Della shopper e di altri inizi

L’altro pomeriggio ero sul tram e di fronte a me, in piedi, c’era una signora che teneva per i manici una busta di carta, quella che in inglese si chiama shopper. Appena è entrata nel mio campo visivo, il mio cervello ha dapprima distolto l’attenzione dalla canzone che stavo ascoltando in cuffia, poi ha scartato tutte le mie domande esistenziali – il tram è un ottimo posto per riflettere – lasciando il campo libero a un solo interrogativo: chi ha inventato la shopper? Improvvisamente trovare la risposta a quel quesito era diventata una necessità, come quando ti chiedono “come si chiama quel film…?” e tu ce l’hai sulla punta della lingua e riportarlo alla memoria diventa urgentissimo.

Nel 2018, con uno smartphone, quasi tutti gli interrogativi che ci poniamo possono trovare risposta nel giro di qualche secondo. Infatti digitando su Google “chi ha inventato la shopper” ho trovato una pagina web sul packaging e la risposta alla mia domanda, seppur parziale.

Per farla breve, la storia delle buste comincia nel 1844 grazie al tessitore tedesco Freidrich Gottlob Keller, che inventa una pasta speciale per ottenere la carta a più basso costo, con cui produrle. Nel 1852 Francis Wolle inventa la prima macchina per produrre sacchetti, poi perfezionata nel 1870 da Margaret Knight, di modo che fossero a fondo piatto. Per merito dell’ingegnere Charles Stilwell, viene alla luce una macchina che produce borse dal fondo quadrato e fornite di pieghe laterali che rendevano l’apertura molto facile; i manici li aggiunge Walter H. Deubner nel 1926, gestore di una piccola drogheria nel Minnesota.*

Perché scrivere di tutto questo? Perché dovrebbe essere interessante? Tolto il fatto che se fossi ricca e non avessi bisogno di lavorare passerei il mio tempo a cercare le piccole curiosità del quotidiano, quello che sta dietro l’invenzione della shopper (come di qualsiasi altra cosa) è che alla fine se ne possono raccontare le tappe evolutive, ma non è possibile descrivere a parole il lampo di genio, il sorgere dell’idea, il germoglio che precede l’eureka. L’origine ci è preclusa.

Forse il motivo è semplice, l’origine di qualcosa è come un buco nero, una dimensione indescrivibile che non è ancora reale, ma che lo trasforma. Senza riferirsi per forza all’origine dell’universo, credo sia possibile riscontrare questa semplice verità nella vita di tutti i giorni. Come gli/le è venuto in mente?, ci domandiamo nella confusione. Conosciamo spesso gli effetti, ma risalire alla causa prima è un percorso arduo.
C’è poi un altro aspetto della questione: dall’idea al risultato, spesso il cammino è lunghissimo. Per una semplice busta, ci sono voluti anni. L’invenzione della shopper è un inno alla pazienza e alla tenacia.

Tutto questo per dire? Che è estate, tra poco ci sono le vacanze per tutti, andremo in posti nuovi e prestare attenzione ai dettagli potrebbe essere un modo per scoprire cose che non sapevamo, oppure può aiutarci a scovare quella novità anche in quei luoghi o quelle persone che ci paiono sempre uguali. Se è vero che l’origine ultima è oscura, è anche vero che nel mezzo c’è un sacco di roba che possiamo conoscere. Prestare attenzione può essere stancante a volte, portare sacrificio, ma non può mai essere diversamente. Banalmente, se non si comincia dalla prima riga di un libro, arrivare alla fine sarebbe impossibile.

Gli incipit arrivano dal nulla, ma portano sempre una storia; ascoltarla è una scelta.

Buone vacanze.
E.

*Fonte per l’articolo: Celvil.it

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